Il 2024 è stato per la micro-comunità Al 19 un anno ricco di novità e cambiamenti. Le quattro donne che vi abitano sono sempre le stesse, ma sono arrivate una nuova coordinatrice e, dopo pochi mesi, è rientrata l’operatrice del servizio, dopo un periodo di assenza.
È iniziato così un periodo di conoscenza reciproca, di racconto, osservazione, riunioni, incontri ma anche aperitivi e cene perché nelle case è importante incontrarsi nei momenti quotidiani, in cui emergono bisogni, desideri e difficoltà.
Nadia Oliva, la nuova coordinatrice, ci racconta come è stato gestito questo cambiamento: per la prima volta il gruppo di lavoro che gestisce il CDD Ferraris, ha sotto la sua responsabilità anche una residenza, una micro-comunità in cui abitano donne con disabilità.
“Abbiamo deciso di riorganizzare un po’ la casa: abbiamo cambiato qualche elettrodomestico, aggiunto qualche foto e quadro e portato un po’ di freschezza grazie alla disponibilità e all’aiuto di operatori e ospiti del CDD Ferraris, che sono venuti a imbiancare alcune stanze della casa. Abbiamo appeso un bel batik realizzato dagli ospiti del CDD perché vogliamo che questo essere parte di un Bene Comune (il bene comune Ferraris) si traduca in cose concrete: un batik regalato, un’attività di imbiancatura condivisa, biscotti preparati per le feste, operatori nuovi che entrano nella micro-comunità e incontrano le quattro abitanti, sempre gentili e ospitali, sempre pronte ad accogliere l’altro” racconta Nadia. “Il mio primo giorno di lavoro Al 19 le abitanti della casa mi aspettavano in cucina con una buonissima torta fatta da loro, un bicchiere di aranciata e la voglia di raccontarsi, di raccontare che cosa vuol dire per loro vivere Al 19” continua Nadia.
La coordinatrice condivide alcuni dei racconti delle abitanti:
“Al 19 mi sento libera di poter svolgere le mie attività quotidiane con calma e rilassatezza…da quando ho iniziato a vivere qui mi sento maturata, so fare più cose, sono in grado di svolgere le attività domestiche in casa con l’aiuto delle mie coinquiline. Qui ricevo aiuto per risolvere i miei problemi. Dopo una giornata fuori rientro a casa e so di trovare persone che si interessano a me e mi chiedono come è andata. Mi piace condividere gli spazi con le altre ragazze, a esempio cucinando o guardando un film, e so di poter contare sul loro aiuto perché ormai fanno parte della mia vita”.
“Da quando sono entrata Al 19 mi sento più autonoma e spero che l’esperienza che sto facendo qui possa servirmi nel futuro per una convivenza con il mio fidanzato. Ho imparato a fare i mestieri, rifarmi il letto, buttare la spazzatura, a prendermi cura dei miei spazi e della casa in generale. Qui non mi sento sola e so che in caso di necessità c’è qualcuno. Ho personalizzato la mia camera attaccando sulle pareti immagini che mi riportano alla memoria momenti felici e mi emozionano”.
“In casa riesco a provvedere alle mie esigenze in autonomia. In questo momento in cui ho dei problemi di salute gli operatori mi stanno aiutando a risolverli, grazie alla presenza di operatori mi sento sicura. Mi piacciono i cambiamenti degli ultimi mesi. Abbiamo apportato delle migliorie all’appartamento che l’hanno reso ancora più confortevole”.
“In casa mi piace l’idea di condividere spazi con altri, anche se a volte avrei bisogno di maggiore indipendenza, a volte la convivenza è difficile”.
Nadia sottolinea che le persone che abitano Al 19 hanno le idee chiare su cosa desiderano e su cosa è importante per loro. Si entra a far parte di una famiglia, dove ogni compleanno è importante e merita di essere festeggiato, dove le notizie importanti si condividono e si discute sulle cose che non piacciono o che potrebbero essere fatte diversamente. Si affrontano le difficoltà, ci si preoccupa l’uno dell’altro, anche di chi può stare meno simpatico o della persona con cui si ha meno in comune, perché è fondamentale sapere di poter contare l’una sull’altra”.
“In questa casa ho trovato un gruppo di donne incredibili, molto diverse l’una dall’altra, con progetti di vita differenti, ma accumunate dalla volontà di stare bene, di poter essere felici esprimendo ciò che pensano sempre e comunque, sapendo quanto è importante far sentire la propria voce. In casa Al 19 hanno trovato uno spazio di ascolto e di sostegno con cui affrontare un pezzo di vita insieme. Tutte sanno di poter contare sugli operatori, sanno di non essere mai sole in caso di bisogno e sanno che c’è sempre qualcuno con cui organizzare una festa, per cui preparare un dolce. Ci sono punti di riferimento importanti in casa ma anche nel territorio, un bar che ci aiuta a raccogliere fondi a Natale, la farmacista che chiede come stanno le persone e una mamma sempre pronta a preparare buonissime pizzette e torte salate” conclude Nadia.
Come nel film “Diamanti” di Ozpetek uscito da poco al cinema, Al 19 è un luogo dove emerge la potenza e la ricchezza delle donne, la loro forza e la loro resistenza. Tutte le donne coinvolte, abitanti, coordinatrice e operatrice hanno investito le loro energie e il loro tempo per creare un nuovo equilibrio, per favorire la conoscenza reciproca, la mediazione, per raccogliere le parole dette, sussurrate o urlate, per stendere nuove tracce partendo da ciò che di bello e significativo abita in casa Al 19.
23 gennaio 2025



