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La Giornata della Memoria: ricordare l’Olocausto e il destino delle persone con disabilita’

Ottanta anni fa avvenne la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz e il 27 gennaio è e deve continuare ad essere una giornata importante, nella quale si dedica del tempo a ricordare le atrocità perpetrate dal regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Ci fermiamo tutti per fare memoria di ebrei, omossessuali, persone con disabilità, oppositori politici che vennero discriminati, emarginati, torturati e uccisi a seguito di folli leggi razziali e di tutto ciò che ne conseguì.

L’entrata in vigore delle leggi razziali, con l’obiettivo di purificare la razza, segnò l’inizio del periodo di discriminazione di ogni forma di diversità. Ognuna di queste veniva considerata come un allontanamento dal concetto di purezza della razza. Con il programma di eutanasia Aktion T4 si cercò di eliminare persone con disabilità fisica e mentale, utilizzando metodi terribili oppure facendoli vivere in condizioni disumane.

Aktion T4 era un programma che prevedeva l’omicidio dei pazienti disabili che vivevano in Germania all’interno di strutture sanitarie. Era il 1939 e questo era parte delle misure di eugenetica che volevano ripristinare “l’integrità” razziale tedesca. Le persone con disabilità non erano considerate degne di vivere perché erano un peso finanziario e sociale, oltre che genetico perché le loro disabilità fisiche o mentali non avrebbero garantito la purezza della razza, nel caso in cui avessero avuto figli/e. Subivano, quindi, in molti casi discriminazioni multiple, soprattutto se erano di religione ebraica.

I medici selezionavano i pazienti, tra cui anche molti bambini e bambine, e li spostavano dagli ospedali alle strutture dove poi sarebbero stati uccisi con il gas. Spesso, i genitori dei piccoli con disabilità venivano spinti a ricoverare i loro bambini/e all’interno delle cliniche pediatriche, non sapendo che erano luoghi di sterminio.

Le stime, ci dicono che, dal 1939 al 1945, circa 10.000 bambini e bambine con disabilità fisiche e mentali morirono come risultato del programma “Eutanasia”. Dopo i bambini/e, toccò agli adulti: persone affette da schizofrenia, epilessia, demenza e altri disturbi psichiatrici o neurologici cronici, ma anche persone di razza mista, pazienti criminali incapaci di intendere e di volere, pazienti con una condanna penale.

Inizialmente il programma era segreto ma, ben presto, venne conosciuto a livello pubblico e ciò scatenò proteste che portarono alla chiusura del programma, nel 1941. Secondo le stime interne dello stesso T4, tra il gennaio del 1940 e l’agosto del 1941, il programma “eutanasia” tolse la vita a 70.273 persone con disabilità fisiche e mentali nelle sei strutture con camere a gas. Purtroppo, anche a seguito della chiusura del programma, tutto continuò come prima, anche se le operazioni di sterminio venivano accuratamente nascoste, con l’utilizzo di metodi più facili da celare (overdose di farmaci, iniezioni letali, morte per mancanza di cibo).

Gli storici stimano che il Programma Eutanasia, in tutte le sue fasi, uccise 250.000 persone, se includiamo altre categorie come gli anziani o persone straniere.

Il 27 gennaio deve essere una giornata dedicata al ricordo, ma anche un’occasione per guardare il presente e il futuro: riflettere sulle discriminazioni passate per osservare le discriminazioni presenti. Perché purtroppo ce ne sono ancora troppe, gravissime fuori dall’Europa, ma non mancano anche quelle nel nostro paese. Proprio le persone con disabilità continuano a trovare ogni giorno barriere fisiche, sociali, culturali che non gli permettono di vivere appieno i loro diritti di esseri umani e cittadini.

Ancora oggi famiglie e associazioni cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici che è necessario continuare a lottare per i diritti civili delle persone con fragilità. E sono tanti i soggetti, come Cascina Biblioteca e tutte le cooperative sociali che si occupano di disabilità, che lavorano ogni giorno per permettere alle persone con disabilità di vivere in modo dignitoso, valorizzando le differenze e le unicità di tutti e stimolando le persone a diventare autonomi e a fare esperienze che generino benessere fisico e psicologico.

Una responsabilità sociale che ci porta a lavorare per garantire alle persone con disabilità diritti fondamentali come quello all’istruzione, al lavoro, alla socializzazione senza dimenticare mai la responsabilità di sensibilizzare le persone rispetto al tema della cura e dell’inclusione.

 27 gennaio 2025

Fonti:

https://www.scuolaememoria.it/site/it/2020/07/07/eugenetica-nazista-e-sterminio-dei-disabili/

https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/euthanasia-program

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