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Il Tempo Libero in Cascina Biblioteca

25 anni di viaggi, cultura e divertimento

Cosa fanno le persone con disabilità nel tempo libero? Hanno sufficienti relazioni sociali per riempire il proprio tempo, viaggiare, andare a teatro o al cinema?

Uno dei problemi delle famiglie che hanno al proprio interno una persona con disabilità è quello di garantire, oltre al soddisfacimento dei bisogni primari e dell’assistenza sanitaria, il giusto livello di relazioni sociali, soprattutto quando i figli/e diventano adolescenti e i genitori invecchiano.

Cascina Biblioteca, dal 1999, ha creato un servizio di Tempo Libero, attività pensate per i fine settimana o per i lunghi periodi di vacanze estive, primaverili e invernali, accessibili alle persone con disabilità e che permettono loro di uscire dal contesto familiare. Il servizio venne promosso inizialmente da Il Fontanile, poi entrò a far parte della cooperativa Cascina Biblioteca nel 2013. Nella prima fase c’erano una dozzina di ragazzi/e adolescenti desiderosi di vivere le stesse esperienze che vedevano fare ai fratelli o alle sorelle più grandi (viaggi con amici, uscite pomeridiane, …). Le famiglie, da parte loro, desideravano che i figli potessero avere un gruppo di amici/che come accade a tutti gli/le adolescenti.

Fin dall’inizio, gli educatori/trici hanno proposto anche periodo di vacanza o brevi viaggi, per garantire il soddisfacimento di quest’altra importante esigenza. Le prime brevi settimane di vacanza iniziarono nel 2001. Tra il 2004 e il 2007 il servizio è cresciuto notevolmente, con un numero considerevole di iscritti: questo ha permesso di organizzare diversi viaggi all’anno durante tutti i ponti e le lunghe vacanze estive, addirittura quattro settimane al mare tra luglio e agosto.

Oggi il servizio ha un centinaio di iscritti, ripartiti in tre gruppi in base all’età e/o esigenze:

  • Giovani: ragazzi/e tra i 14 e i 30 anni
  • Adulti: dai 30 ai 45 anni d’età
  • Senior: che hanno tra i 45 e i 60 anni

Le attività si svolgono durante il fine settimana, principalmente il sabato, sono pomeridiane o giornaliere e spaziano in vari ambiti:

  • Sport: bowling, arrampicata, miniolimpiadi, pattinaggio
  • Musica: concerti, laboratori di musicoterapia, discoteca
  • Teatro: spettacoli, musical, balletto
  • Divertimento: Lunapark e feste
  • Natura: Fattorie didattiche, oasi naturalistiche, planetario, acquario
  • Arte: Musei, mostre, castelli, ville storiche, borghi medievali, cinema
  • Cibo: Pizzerie, ristoranti, grigliate

La particolarità del Tempo Libero in Giro è quella di essere gruppi itineranti: si ritrovano tutti i sabati in piazza Duomo a Milano per poi partire per le diverse destinazioni. Durante la visita educatori e volontari stimolano gli interessi dei ragazzi/e, facendogli conoscere cose nuove e facendo vivere loro l’esperienza nel modo più soddisfacente possibile. L’obiettivo principale del Tempo Libero in giro è quello di limitare le occasioni di isolamento delle persone con disabilità intellettiva-relazionale, favorendo incontri e scambi con altre persone e luoghi di comunità. Naturalmente i ritmi dei gruppi sono diversi, più dinamici per i giovani e più lenti per i Senior.

Cosa vivono le persone con disabilità durante questa esperienza? Quali sono i benefici di questi momenti di socializzazione e relazione? Raccontiamo un paio di esperienze concrete frutto del lavoro di osservazione degli educatori/trici.

“F. si è iscritto al Tempo Libero in Giro nel 1999 ed è un membro storico del gruppo Adulti. Quando ha iniziato le attività aveva appena finito la scuola superiore ed era stato assunto per un tirocinio in Esselunga, dove oggi lavora. F. ha raccontato che spesso faceva fatica ad inserirsi nei discorsi con i colleghi, perché parlavano di famiglia, figli, viaggi, esperienze che lui non aveva mai vissuto. Partecipando alle attività nei fine settimana e ai viaggi che pian piano Il Tempo Libero offriva, ha iniziato ad integrarsi nel suo gruppo di lavoro sentendosi alla pari dei suoi colleghi. Le sue difficoltà relazionali, legate alla disabilità, rimangono, ma sentire di avere affinità con coloro che prima erano distanti gli ha dato maggiore sicurezza, aumentando la sua autostima e la strutturazione del sé identitario: F. ora percepisce di avere un ruolo, si sente riconosciuto come collega da tutto il gruppo di lavoro”.

“C. è un ragazzo con Sindrome di Down di 20 anni che, un paio di anni fa, ha perso il nonno materno con il quale aveva un grande legame. Subito dopo il lutto, C. appariva sereno e distaccato ma, dopo qualche mese, il suo umore divenne altalenante, ricercava affetto attraverso il contatto fisico e così esprimeva il suo dolore. Con il tempo, insieme all’aiuto degli educatori e dei volontari, C. ha iniziato a verbalizzare le sue emozioni e a costruire il ricordo del nonno, raccontando a tutto il gruppo episodi belli vissuti insieme a lui. Questo ha stimolato il dialogo all’interno del gruppo Giovani, creando occasioni di confronto e di supporto, perché altri ragazzi che avevano già vissuto la stessa situazione e provato le stesse emozioni, provarono a suggerire a C. delle strategie per stare bene.

Sviluppo personale, conquista di piccole e grandi autonomie, gestione del denaro, capacità di relazionarsi con il gruppo dei pari, gli educatori/trici e i/le volontari/e. Sono piccoli ma importanti gesti che fanno vivere in tranquillità l’esperienza ai ragazzi/e, infondono loro sicurezza perché percepiscono che sono in grado di esprimere i loro bisogni agli altri.

Qual è il ruolo dell’educatore/trice? Una presenza chiave: il lavoro di educatori/trici e di tutti quei professionisti/e che lavorano con le persone con disabilità e sono in grado di proporre attività inclusive, stimoli di tipo artistico, culturale, sociale e sportivo è fondamentale; una professione complessa, dove la componente relazionale è centrale perché in ogni momento l’educatore/trice osserva, ascolta, interviene quando serve, supporta nel superamento dei limiti di ognuno, contiene le emozioni; svolge il ruolo di mediatore nel gruppo, spinge le persone a mettersi in gioco nelle relazioni, è un “contenitore” di emozioni, è l’adulto di riferimento che talvolta sostituisce i genitori. Infine, funge anche da ponte tra la società che spesso tende ad escludere le persone con disabilità, cercando di eliminare gli stereotipi negativi per generare contesti inclusivi.

Nel Tempo Libero è molto importante anche la figura del volontario/a, che fa da collante sociale e diventa, anch’egli/essa una persona di riferimento per i membri del gruppo, in cui essi ripongono la loro fiducia. I volontari supportano il processo di inclusione sociale delle persone con disabilità e si prendono cura di loro.

Il Tempo Libero in Giro rappresenta uno spazio di accoglienza, dove si generano esperienze e relazioni, ma si favorisce anche l’ascolto dei bisogni del singolo e un percorso di crescita individuale per ogni persona.

20 agosto 2024

Articolo tratto dalla Tesi di Laurea magistrale in Educazione e Riabilitazione di Ilaria Cognetti “Diventare consapevolmente adulti – Il servizio “Tempo Libero in Giro” per promuovere l’autonomia” – giugno 2024

 

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