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Una settimana all’Elba con lo SFA: il racconto di Anna, tra incontri, mare e piccole grandi conquiste

Roberta, 27 anni, racconta i suoi primi mesi a Cascina Biblioteca tra timori superati, affetto ricevuto e nuove consapevolezze.

«Anche quest’anno siamo tornati all’Isola d’Elba!»

È con il sorriso negli occhi che Anna, coordinatrice dello SFA di Cascina Biblioteca, racconta la vacanza estiva appena trascorsa insieme al suo gruppo. Un viaggio atteso, preparato con cura, che ogni anno regala molto più di una semplice settimana al mare.

«Eravamo in 23: 16 ragazzi e ragazze, 5 educatori ed educatrici e 2 volontari, Vittorio e Daniele. Siamo stati a Porto Azzurro, in un ostello che ormai sentiamo quasi casa: “Amici dell’Elba – I Sassi Turchini”. È un posto speciale, con una gestione sociale attenta, dove si respira semplicità e accoglienza. Il cuoco è una persona fragile, come anche la signora che si occupa delle pulizie. I fruttivendoli locali ci portavano ogni giorno la frutta a km zero… insomma, tutto in sintonia con i nostri valori».

Ma la bellezza del posto non si è fermata all’ospitalità. Questa volta, nell’ostello c’era anche un gruppo del WWF. «Con loro si è creata una bellissima connessione. I ragazzi del WWF ci raccontavano le loro attività, come lo snorkeling notturno o le lezioni di educazione ambientale. Noi li ascoltavamo incantati: erano pieni di entusiasmo e ci hanno anche invitati ad assistere ad alcune delle loro lezioni. Noi, per ricambiare, abbiamo organizzato una serata disco nell’ostello. È stato un momento bellissimo di scambio e leggerezza».

Naturalmente, non sono mancate le giornate di mare. «Abbiamo visitato alcune delle spiagge più belle dell’Elba: Lacona, Capoliveri e Barbarossa, che sembra quasi un anfiteatro naturale di rocce. C’è stato tanto tempo per il relax, per fare il bagno, per ridere insieme. E poi c’è stata la giornata più emozionante di tutte…».

Anna si riferisce alla gita in barca a vela, organizzata con Fondazione Exodus, che lavora sull’isola con progetti di vela terapia e reinserimento lavorativo per persone ex detenute.

«Siamo partiti divisi su due imbarcazioni, una barca a vela e un gozzo, per via del numero. Siamo arrivati a Punta Calamita, un paesaggio quasi lunare con miniere dismesse e rocce scure. Da lì ci siamo spinti fino alle isole Gemini, costeggiando tratti selvaggi dove abbiamo visto persino capre selvatiche che leccavano il sale dalle rocce. Abbiamo ormeggiato, esplorato le grotte, e i ragazzi/e si sono tuffati dagli scogli, hanno nuotato per 400 metri andata e ritorno… erano carichi, emozionati, entusiasti».

Ma non tutto è andato liscio: «Un giorno il pulmino ha avuto un guasto, e purtroppo abbiamo dovuto rinunciare a un concerto che avevamo in programma. Ma anche questo fa parte del viaggio… E comunque ci siamo rifatti con delle serate bellissime: la passeggiata a Porto Azzurro by night, la cena al ristorante “Il Giardino”. Ci andiamo ogni anno: è un posto magico, con un giardino pieno di alberi da frutto secolari. Il proprietario si è commosso nel rivederci e… ci ha offerto la cena!»

E poi, c’è il cuore del progetto. «Questa non è solo una vacanza – dice Anna – ma un’occasione educativa importantissima. I/le giovani si mettono alla prova, lontani dalle famiglie. Gestiscono le proprie cose, si organizzano, fanno gruppo. Vivono esperienze che a casa non potrebbero fare».

Anna racconta di una ragazza che per la prima volta ha preso un traghetto e poi è salita su una barca a vela. «All’inizio aveva paura. Era titubante, incerta. Ma ce l’ha fatta. Si è goduta l’uscita, e alla fine ha detto che vuole rifarlo. Ecco, per me è tutto lì il senso del nostro lavoro: creare le condizioni perché qualcosa di nuovo, anche piccolo, possa accadere».

Una settimana che lascia il segno. Dentro e fuori. Nell’abbronzatura che pian piano va via, nei ricordi che restano forti, e soprattutto nei piccoli grandi passi di autonomia che ciascuno porta con sé, al ritorno.

12 agosto 2025

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