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L’esperienza residenziale di “Turno di Guardia”

Un progetto innovativo di crescita, autonomia e sviluppo di relazioni per il CAD Bisboccia

 

Il 2024 ha visto il CAD – Centro di Aggregazione Disabili Bisboccia di Cascina Biblioteca – coinvolto in una nuova esperienza, grazie al progetto del gioco di ruolo in itinere “Il Turno di Guardia”.

L’equipe multidisciplinare di educatori/trici e operatori/trici ha scelto di proporre un’attività differente e con un grande potenziale; un’esperienza in grado di dare ai/lle partecipanti un tempo in cui potersi esprimere senza giudizio, esercitare empatia, ascolto e comunicazione, divertirsi e crescere senza competizione.

Il progetto del gioco di ruolo “Turno di Guardia” ha incluso sei incontri divisi per due gruppi di partecipanti, in cui i giocatori si sono sperimentati in un’avventura, scritta e narrata da due formatrici della Cooperativa Sociale Vivaio Famiglia, strutturata nei contenuti seguendo obiettivi appropriati. L’équipe si è preparata anche grazie a due incontri di formazione utili per apprendere gli strumenti, le strategie di intervento e imparare a riconoscere il valore delle emozioni e delle sensazioni che emergono durante una sessione di gioco.

Per rendere questa esperienza accessibile a tutti, sono stati creati degli eventi ed una campagna di raccolta fondi, che hanno permesso di raccogliere donazioni superiori alle aspettative. Grazie di cuore tutti i donatori che hanno reso possibile quest’esperienza!

Durante il periodo di formazione i/le partecipanti hanno dato vita a personaggi immaginari, come streghe, maghi, elfi, fino ad immedesimarsi totalmente in essi. Attraverso l’interpretazione di tali personaggi, si è cercato di comprendere meglio i loro bisogni e il loro carattere, cercando di agire come se fossero loro stessi. Durante l’esperienza residenziale si è passati allo step successivo: i partecipanti hanno messo da parte loro stessi per creare da zero personaggi originali plasmati dallo loro fantasia, per interpretarli in nuovi modi, differenti da come ci si comporta sempre ma mettendosi nei panni degli altri.

Quindi, durante l’anno i/le giovani hanno interpretato loro stessi all’interno di un mondo magico, mentre nell’esperienza residenziale hanno creato personaggi unici che sono nati in questo mondo. Il mondo è lo stesso ma i personaggi no. Il fulcro del gioco di ruolo è proprio il chiedersi “come si comporterebbe il mio personaggio?”, prima dell’esperienza pensavano al “come mi comporterei io”.

L’evento formativo si è tenuto a giugno per un totale di otto giorni, in Piemonte nel borgo di Ricetto di Candelo, attraverso la suddivisione dei/lle partecipanti in due gruppi, all’interno di una ex casa parrocchiale, gestita da due signore molto disponibili. Simone è l’educatore che ha fatto da accompagnatore ad entrambi i gruppi, il primo di sette persone, il secondo di sei. Assieme a lui c’erano anche Pietro, volontario, seguito dalla pedagogista Giada e dalla formatrice Giulia, che si sono dimostrate molto competenti e hanno saputo coinvolgere e appassionare le persone presenti, nonostante fosse per entrambe la prima esperienza con persone con disabilità. Sono state loro a condurre e a raccontare la storia, tenendo il filo rosso di tutto il percorso formativo. Nello specifico, si è trattato di un percorso di residenzialità, dal momento che la struttura giornaliera era ben scandita e organizzata, distinguendosi così dalla classica vacanza.

Durante la giornata erano presenti dei veri e propri turni di servizio. Ognuno aveva il proprio ruolo. C’era chi puliva, chi si occupava dei pasti, chi del lavaggio e del riordino delle stoviglie e dei tavoli. Oltre a ciò, si è svolto quotidianamente il gioco di ruolo, ragione principale dell’esperienza, della durata media di due-tre ore al giorno, con una pausa per la merenda. Tuttavia, il gioco di ruolo è stato accompagnato e affiancato da altri momenti della giornata più destrutturati, dove sono stati proposti giochi di squadra o in scatola. L’ultima sera è stata dedicata a fare festa tra ringraziamenti e saluti.

Prima di entrare nel vivo della giornata, tutti si mettevano in cerchio per due motivi e momenti significativi:

  1. cerchio delle buone nuove: ciascun partecipante condivideva con gli altri un fatto nuovo o positivo avvenuto nella giornata precedente. Ciò che è emerso da entrambi i gruppi è stato un senso di soddisfazione per l’esperienza di autonomia vissuta, nonostante non sembrasse una vacanza.
  2. cerchio della parola: qui veniva chiesto agli utenti di prendere spunto da quanto era avvenuto durante il gioco di ruolo, per poi fare una riflessione più profonda su temi emozionali.

L’esperienza è stata positiva e costruttiva, ricca di momenti di apertura, integrazione e confronto che hanno superato le aspettative. Sono emerse anche alcune difficoltà, in particolare un episodio di conflitto, che ha portato a approfondire individualmente specifici bisogni personali. Qualche esempio?

G., è finalmente riuscito a spiegare le ragioni per cui ha difficoltà a parlare in pubblico, ammettendo che gli crea molta ansia e stress, ma che sta lavorando su sé stesso per migliorare la situazione. Un traguardo importante per lui che, di solito, è molto timido. L. invece, è riuscito a giocare come tutti gli altri nonostante abbia una disabilità più grave rispetto ai suoi compagni. G. non si è mai alzato dal tavolo durante le sessioni di gioco ed è rimasto concentrato durante il turno; è riuscito a rimanere seduto nonostante abbia avuto diversi attimi di forte frustrazione.

Quali sono i racconti dei/lle giovani e dei loro genitori dopo l’esperienza?

Una mamma racconta che “E. è tornata carica e felice da questa esperienza. Dalle foto emerge quanto sia stata bene con voi nonostante non fosse in pienissima forma. È stato sicuramente un modo per imparare a condividere, fare e non fermarsi di fronte alle difficoltà. Ripeterebbe l’esperienza con molto piacere. Grazie ancora a Simone che ha fatto da dottore ad Elisa e che si dimostra sempre molto professionale.”

Mia figlia V. è più che entusiasta. Con mia sorpresa, ha apprezzato anche il silenzio del luogo, la tranquillità intorno. Rifarebbe con piacere l’esperienza. Ho notato una spontaneità nel dedicarsi a qualche lavoro domestico, collaborando senza brontolii e con responsabilità. Spero che possa ripetersi anche per più giorni” racconta una mamma.

L. ha raccontato che “Il turno di guardia è stato molto bello perché abbiamo fatto il gioco di ruolo, sono stato con Marco e gli altri compagni, Giulia, Vittoria, Costanza, Gabriele e io. Poi Simone e Pietro sono stati bravi con noi e Pietro mi ha fatto la camomilla perché stavo male dopo la festa! È stato divertente fare il personaggio Geralt e anche Max di Marco e giocare con tutti loro. Anche fare i turni, apparecchiare, pulire i tavoli e il pavimento è stato importante per imparare ad essere più autonomo”.

Durante tutto il percorso, è emersa una costante ed evidente crescita personale in molti/e giovani. Questo ha portato gli educatori a voler riproporre il laboratorio del gioco di ruolo all’interno del CAD. Il prossimo obiettivo è quello di ripetere l’esperienza, dando a più gruppi la possibilità di partecipare, così che più persone possano sperimentare tale percorso. Il punto di forza del gioco di ruolo è che si può ripetere all’infinito, modificando semplicemente la storia.

Quindi, arrivederci al prossimo anno!

30 luglio 2024

 

 

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