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Cosa significa Housing sociale?

Via Rizzoli, un progetto inclusivo che accoglie persone con fragilità

Hub Rizzoli è uno spazio multifunzionale in via Rizzoli a Milano che Cascina Biblioteca gestisce e nel quale offre diversi servizi di animazione per adulti e bambini/e e uno Spazio WeMi dedicato al Welfare sociale milanese, un luogo di ascolto e orientamento per i cittadini, gestito dalle assistenti sociali di Cascina Biblioteca.

Hub Rizzoli è all’interno di un complesso residenziale di nuova generazione, costruito nel 2019, in cui la cooperativa gestisce anche dal 2021 10 appartamenti, in un contesto di housing sociale, destinati temporaneamente a persone fragili. 9 bilocali e 1 trilocale ad alta efficienza energetica (in classe A con riscaldamento e raffrescamento centralizzato con pompa di calore), in cui vivono un paio di persone per appartamento.

La caratteristica che li accomuna è che le persone che li abitano, possono vivere lì per un periodo limitato (più o meno lungo), durante il quale vengono supportate da educatori/trici nel loro percorso verso l’autonomia sociale e abitativa. Sostengono una spesa adeguata al bisogno e vivono in contesto di housing sociale, avendo la possibilità di condividere tempo e attività insieme agli altri inquilini, così che ognuno possa diventare una risorsa per gli altri.

Il mix abitativo è ampio e ricco: ad oggi vivono e animano l’housing sociale diverse persone con fragilità differenti, alcune con disabilità fisica e/psichica, giovani migranti, adulti in difficoltà economica in attesa dell’assegnazione di casa popolare, persone con percorsi giudiziari a termine e, infine, persone con contratti di lavoro temporaneo.

Chiediamo a Andrea Sagliocco, nuovo coordinatore dell’housing sociale, di raccontarci la situazione attuale del cohousing.

  1. Ciao Andrea, da quanto tempo ti occupi di coordinare gli appartamenti in via Rizzoli?

Buongiorno, ho iniziato la nuova esperienza esattamente dal 13 maggio 2024, ad oggi sono cinque mesi che faccio parte del mondo di Cascina Biblioteca.

  1. Quali sono le attività più importanti per generare socialità e relazioni nell’housing sociale?

Innanzitutto, bisogna prendersi del tempo per conoscersi. La prima è una fase molto delicata ed importante: nascono nuove connessioni e si crea una graduale relazione di empatia e fiducia. Il primo periodo è di osservazione e conoscenza reciproca (abitante e operatore/coordinatore).

All’interno della quotidianità lavorativa bisogna comunicare che ci siamo, ognuno con le proprie risorse e peculiarità. Questo meccanismo genera un rapporto di maggiore fiducia nel beneficiario/a, un’apertura verso il servizio ed una diminuzione della condizione di essere troppe volte giudicati. L’ascolto è fondamentale nello sviluppo delle relazioni, della gestione dei momenti di vita che richiedono un’apertura emotiva significativa.

All’interno dell’housing sociale è necessario attivare momenti di socialità ed integrazione utili a creare reti all’interno del condominio solidale e mutuo aiuto tra gli abitanti. Utile, sicuramente, è l’attività serale che sto cercando di rafforzare: cena con le/gli abitanti, cena a cadenza mensile con la partecipazione degli stessi, coordinati e veicolati dagli operatori in turno. Inoltre, cercare di coinvolgere l’agito partecipativo degli/lle abitanti con le molteplici attività di tempo libero organizzate da Cascina Biblioteca, ovviamente valutando di volta in volta l’interesse dei singoli.

  1. Quali sono i benefici più importanti per le persone che vivono qui?

L’aspetto fondamentale da mantenere costante nel tempo è far sentire la persona/abitante al centro del proprio progetto abitativo. Così facendo, inizia una graduale fase di accettazione e valorizzazione delle proprie competenze, favorendone realmente il diritto alla vita indipendente. Attraverso quotidiani interventi degli operatori e colloqui settimanali con il coordinatore del servizio, si cerca di consolidare le capacità residuali e domestiche da un lato, sottolineare e modificare le criticità dall’altro. Il lavoro sinergico di rete (famiglia, lavoro, eventuale servizio sociale di riferimento, reti amicali) è utile all’equipe educativa per verificare eventuali progressi o modifiche in itinere, con lo scopo di supportare le persone durante il periodo di transizione abitativa nella loro vita.

  1. Quali sono le difficoltà più grandi nella gestione di un gruppo così eterogeneo?

Ho sempre pensato che prendersi cura delle persone all’interno di percorsi residenziali passi fortemente attraverso la cura della casa in cui vivono. Questo significa prestare sempre massima attenzione agli spazi e alla cura che ognuno ci mette, quindi innanzitutto dare importanza alla pulizia e all’ordine in casa. Ciò crea un clima più sereno ed accogliente, soprattutto per chi ci vive.

Per lavorare nel quotidiano con diverse tipologie di fragilità è fondamentale essere dinamici e in grado di modificare il setting e l’approccio comunicativo in continuazione. Non è per nulla semplice, prendersi i giusti spazi e tempi aiuta a riordinare le idee creando nella propria organizzazione una check list tra priorità, urgenze e ordinaria amministrazione.

  1. Qual è la permanenza media delle persone?

Agli abitanti viene fatto firmare un contratto di ospitalità della durata di un anno solare (termine dicembre), con la possibilità di proroga se da entrambe le parti c’è la volontà. Questo serve al servizio per verificarne obiettivi raggiunti e definirne di nuovi. La permanenza delle persone varia a seconda del progetto educativo, mediamente la durata è di almeno un paio d’anni. Ad oggi ci sono persone che vivono qui da più di due anni (tre almeno), alcune sono entrate da poco (sei mesi) ed altre che stanno varcando la soglia dei due anni.

  1. Che tipo di rapporto si instaura con gli educatori/trici?

Gli operatori/trici nel tempo diventano un punto di riferimento ed un supporto quotidiano ed organizzativo per gli abitanti. Sicuramente nascono dei rapporti duraturi, spontanei ed intimi. È molto difficile mantenere distacco nei rapporti con gli abitanti ma è fondamentale per tutelare la propria integrità mentale, salvaguardando la propria emotività e la sfera privata.

11 novembre 2024

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