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Un nuovo inizio in Cascina Nibai: housing sociale per persone con fragilita’

Un progetto di supporto residenziale che accompagna verso l’autonomia e il benessere, in un periodo di transizione e vulnerabilità

Indipendenza, crescita e benessere sono gli obiettivi del progetto di residenzialità sociale

Fin dagli anni ’80 Cascina Nibai si è caratterizzata per la sua vocazione sociale e l’attenzione per le persone con disabilità e per le loro famiglie. Dal 2020, quando Cascina Nibai è diventata parte di Cascina Biblioteca, alcuni degli appartamenti presenti in cascina sono stati destinati a progetti per persone con fragilità diverse come, per esempio, persone con disabilità o in gravi difficoltà economiche.

Oggi, Cascina Biblioteca vuole potenziare questa attività, pensata per accogliere adulti o nuclei familiari che presentano fragilità bio-psico-sociali. L’obiettivo è offrire soluzioni abitative accessibili, proponendo un intervento residenziale temporaneo, con il fine di fornire gli strumenti adeguati a favorire l’autonomia, l’indipendenza e quindi l’uscita successiva dai progetti, stimolando la crescita personale e il benessere psicofisico.

Chiediamo ad Andrea Calvi, da poco coordinatore di questi progetti, di raccontarci come sono nati e quali sono gli obiettivi.

  1. Ciao Andrea, ci racconti quali case sono oggi destinate all’ospitalità di persone fragili?

Attualmente, sono attivi due appartamenti all’interno del progetto di housing sociale, Casa Sorgo e Casa Rebelde. Entrambi si trovano al piano superiore del ristorante dell’agriturismo e sono oggi occupati, rispettivamente, da una famiglia e da una persona singola.

  1. Quali sono le caratteristiche del progetto di accompagnamento in Casa Sorgo?

Questo appartamento è composto da un ampio soggiorno con cucina a vista, un divano letto, una camera matrimoniale, una camera doppia di dimensioni più contenute e un bagno. Da agosto 2024, la casa ospita una famiglia, a seguito di una richiesta urgente del Comune di Cernusco s/N. Inizialmente, abbiamo attivato il progetto rapidamente per far fronte all’emergenza, mentre attualmente stiamo approfondendo il lavoro educativo e ottimizzando la gestione del progetto. Il nucleo familiare è composto dai genitori e tre figli minorenni, oltre a tre ragazzi maggiorenni che non vivono qui.

  1. Quanto è importante la collaborazione con il Comune e con altre realtà coinvolte in questi progetti?

La collaborazione tra le figure di riferimento coinvolte nella gestione del percorso è estremamente importante. Ad esempio, sebbene i ragazzi maggiorenni non siano sotto la nostra responsabilità diretta, lavoriamo in rete e in stretto contatto con gli assistenti sociali per sviluppare un progetto condiviso, che segua la stessa direzione e sia coerente con gli obiettivi del percorso dell’intero nucleo familiare.

  1. In cosa consiste il lavoro dell’educatore/trice e quali sono le difficoltà più grandi?

Il lavoro è stimolante ma al contempo complesso, soprattutto a causa delle significative differenze culturali. Se da un lato promuoviamo l’autonomia, dall’altro ci concentriamo anche sul sostegno al ruolo genitoriale e sull’importanza di garantire una frequenza scolastica regolare. Un aspetto su cui
desideriamo lavorare in modo più strutturato riguarda l’intervento educativo sui minori, che al momento non è previsto nell’accordo. Il nostro obiettivo è sviluppare un programma mirato per accompagnarli nel loro percorso scolastico, proponendo al contempo attività stimolanti per il loro tempo libero. Vogliamo offrire valide alternative all’uso eccessivo dei dispositivi tecnologici, promuovendo un uso consapevole di questi strumenti, poiché i ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo libero davanti alla televisione o ai videogiochi. A tal proposito, ho già presentato una proposta al Comune, considerando che questo aspetto è di fondamentale importanza.

  1. Ci racconti, invece, il progetto di Casa Rebelde?

Il secondo appartamento, Casa Rebelde, è composto da un soggiorno con cucina, una camera matrimoniale e un bagno. Attualmente ospita un uomo che ha vissuto in situazioni abitative precarie e ha lavorato per molti anni senza  un contratto. Oggi, invece, è assunto nel ristorante dell’agriturismo con un contratto regolare a tempo indeterminato e si distingue per la sua instancabile dedizione al lavoro.

  1. Quali sono gli obiettivi educativi, in questo caso?

Con lui stiamo lavorando per favorire la sua autonomia abitativa e sociale, puntando sulla cura dei suoi spazi e sul miglioramento della conoscenza della lingua italiana. Abbiamo coinvolto i giovani dello SFA di Cascina Biblioteca, di cui ero educatore fino a poco tempo fa, in un’attività di imbiancatura della sua casa. E’ stato un momento significativo, durante il quale anche lui ha partecipato attivamente, evidenziando l’importanza di prendersi cura del proprio ambiente e di vivere in uno spazio ordinato e accogliente, elementi fondamentali per garantire un benessere abitativo.

  1. Cosa prevedete di fare in futuro?

A breve incontrerò una seconda persona che potrebbe entrare a far parte del progetto in Casa Rebelde, che ha spazio sufficiente per accogliere un altro abitante. Naturalmente, questo comporterà un lavoro significativo sulle dinamiche relazionali e sulla convivenza, come già accade in altri appartamenti di Cascina Biblioteca dove vivono molte persone con fragilità. Un impegno quotidiano per numerosi educatori e delle educatrici che lavorano nella nostra cooperativa.

29 novembre 2024

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