Un progetto di calcio per CDD Ferraris e CDD Autismo
Il CDD Ferraris promuove, da sempre, attività sportive come strumento di inclusione e di socializzazione per i suoi utenti e, in particolare, la sua squadra di calcio è sempre stata un elemento distintivo. Prima della pandemia, la squadra partecipava attivamente al campionato dei CDD milanesi, un’esperienza che ha permesso ai ragazzi/e di confrontarsi con altre realtà e di sviluppare, oltre alle competenze sportive, anche valori di gruppo e di comunità.
La novità di quest’anno ha rappresentato un’importante evoluzione per il progetto sportivo del centro: è stata, infatti, creata la squadra di calcio “Ferraris”, un’unica formazione che riunisce i/le partecipanti di entrambi i centri diurni, con l’intento di creare una sinergia sempre più forte tra educatori/trici e utenti. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione e sul coinvolgimento attivo, ha come obiettivo primario non solo quello di rinforzare i legami all’interno del gruppo, ma anche di risvegliare il sogno, nei prossimi anni, di riattivare il campionato milanese, offrendo così una nuova opportunità di confronto e crescita.
Un aspetto fondamentale di questo percorso è stato quello di dare un forte senso di appartenenza e identità alla squadra. Per questo motivo, sono state create delle nuove divise che i ragazzi e le ragazze indossano con grande orgoglio ad ogni allenamento. Le nuove divise, che sono state pensate da educatori e ragazzi, hanno la scritta “Ferraris” e sono verdi e gialle per riprendere i colori della Cooperativa, a differenza di quelle precedenti che erano bianche e blu.
Le divise, simbolo di un’unione concreta e visibile tra tutti i membri della squadra, non solo rafforzano il legame tra i partecipanti, ma rappresentano anche un’importante occasione per far sentire ognuno parte di una realtà più grande, dove il valore del lavoro di squadra va ben oltre il campo di gioco.
In questa occasione abbiamo fatto una chiacchierata con Salvatore, educatore del CDD Ferraris e allenatore del progetto di calcio, che da anni segue la squadra, per conoscere meglio l’iniziativa.
- Ciao Salvatore, quali sono gli obiettivi del progetto sportivo?
Gli obiettivi del progetto sono molteplici. Sicuramente, il primo riguarda noi educatori ed educatrici ed è quello di integrare il CDD Ferraris con il CDD Autismo, diventando un unico Bene Comune e non più due servizi separati.
Per i partecipanti, l’obiettivo principale è certamente il benessere fisico, che si traduce in un’ora e mezza di movimento divertendosi.
Un altro traguardo importante del progetto è quello di promuovere il lavoro di squadra e la collaborazione, perché non conta solo vincere, ma imparare, crescere insieme e raggiungere traguardi condivisi.
Inoltre, ognuno di loro ha obiettivi personali: alcuni hanno un obiettivo “fisico”, come perdere peso o migliorare la coordinazione, mentre altri ne hanno uno “relazionale”, come collaborare con i compagni attraverso il passaggio di un pallone.
- Ci racconti come si svolge un allenamento?
La squadra è composta da 12 ragazzi e ragazze che frequentano entrambi i centri diurni, affiancati da 4 educatori/trici.
Gli allenamenti si svolgono una volta a settimana e seguono un percorso standard: iniziano con mezz’ora di riscaldamento con il pallone, durante la quale i ragazzi/e eseguono esercizi per imitazione. A seguire, vengono proposti esercizi con il pallone, e l’allenamento si conclude con una piccola partita.
Questa routine aiuta a creare rituali che offrono sicurezza e prevedibilità, contribuendo a ridurre ansia e stress. Inoltre, facilita la comprensione per le persone autistiche, che spesso interpretano meglio il linguaggio attraverso le immagini. Le routine, in generale, aiutano nella regolazione emotiva, favoriscono l’autonomia e migliorano la concentrazione. Inoltre, permettono di apprendere con gradualità e riducono il rischio di sovraccarichi sensoriali.
- Quali miglioramenti avete visto nei ragazzi da quando giocano insieme?
All’inizio erano molto individualisti, ma dopo soli pochi allenamenti abbiamo ottenuto risultati sorprendenti. Non è tanto la vittoria ad interessarli, quanto la gioia di provare qualcosa di nuovo. Anche la coordinazione è migliorata, sia nel passaggio che nel tiro.
Un grande passo avanti è stato fatto in termini di autonomia: gestire un gruppo di 12 persone sembrava inizialmente una sfida complessa, ma con il tempo e l’acquisizione di una routine, ora riescono a farlo in autonomia. Hanno accolto questa nuova esperienza con entusiasmo.
- Quali sono le principali difficoltà nel gestire il team?
La difficoltà maggiore riguarda sicuramente le diverse patologie dei partecipanti e, di conseguenza, le differenti metodologie e i bisogni specifici per ognuno di loro.
Basti pensare che tre di loro sono affetti da sordità e quindi non sentono il fischietto, mentre altri fanno fatica a relazionarsi. Per questo, l’imitazione funziona bene, quasi come se fossimo un gruppo “multilingue”.
Un’altra difficoltà è di tipo organizzativo, poiché inizialmente ci mancava un campo da calcio su cui poter giocare. Adesso, grazie al GSD Afforese, giochiamo gratuitamente all’Arena Quinto Sole. Nonostante la fatica, è bellissimo vedere che si divertono in un modo diverso. Vedo il sorriso stampato sui volti di chi non parla, e per me è una soddisfazione incredibile.
16 aprile 2025